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Inserito da Paolo BRIZIOBELLO il 27 Luglio, 2009 - 12:07
22 Luglio 2009 Ebbene sì, ho deciso: appoggio pieno a Ignazio Marino, ma senza la tessera da iscritto al PD. Ho deciso di non iscrivermi, facendo certamente storcere il naso a parecchi amici e conoscenti, così come invece saranno in sintonia con me un’altra cospicua parte di amici e conoscenti, a cui si aggiungono (l’ho verificato già oggi) persone finora sconosciute che l’hanno pensata come me. E’ questa l’Italia di oggi che guarda alla sinistra nuova, riformista: divisa sul dilemma se dar fiducia o no ad un processo di rinnovamento largamente richiesto, apparentemente promesso ma sinora rimasto nel cassetto delle belle speranze. Ignazio Marino, lui sì, lo dico da tempo immemore, (ben prima del clamore attuale e di questo ne vado davvero fiero) può rappresentare una speranza, e queste ultime due settimane sono state per me davvero intense: pur preso come sono (visto il periodo…) da mille impegni professionali, ho cercato di informarmi, parlare, discutere, confrontarmi. Ne è emerso un quadro positivo, fatto di tanta bella umanità che si protende al futuro con gli occhi di chi spera davvero che qualcosa sia possibile. E allora, vien da domandarsi, perché non ti sei iscritto entro ieri, il 21 luglio, in modo da poter dare una mano anche numerica, concreta, a Marino nelle battaglie congressuali? E’ l’unica domanda lecita che mi ha tenuto sul dubbio sino all’ultimo, ma è anche l’unica domanda che mi faceva dare una risposta positiva alle mie ipotesi di tesseramento nel partito. Il fatto è che il PD attuale non è Marino e non lo sarà nel breve termine. La mia non è una profezia, sarei un presuntuoso, è la sommatoria delle convinzioni che sono emerse dalle chiacchierate e dall’ascolto dei dibattiti in alcune riunioni pubbliche a cui ho preso parte. E’ chiaro a tutti quelli che stanno seguendo le vicende di questi giorni che l’unica novità è lui, Ignazio Marino, e proprio su di lui, sulle sue mosse, si stanno concentrando le forze dell’apparato di partito: un po’ per contrastarlo al primo battito di ciglia di traverso (vedasi sulla questione morale: di fondo ha ragione, qualcuno lo dubita?), un po’ per rabbonirlo con la circuizione di soggetti di apparato, apparentemente avvicinatisi al “nuovo” ma secondo me, molto più meschinamente vicini al Prof. per meglio controllarlo e, nel caso corra troppo, sgambettarlo per benino. Nel migliore dei casi, ho sentito persone di apparato pronunciarsi in favore di Marino perché lui è “contro” gli schemi: basta! non se ne può più di fare le corse “contro qualcuno”. E’ ora di correre “per” qualcosa, per la nostra aspettativa di vita futura, possibilmente più civile di quella attuale, convincetevene baroni oscuri del PD!!! Come se non bastasse, le continue beghe penose e vergognose dei soliti noti, aggravate da scivoloni ripetuti e riprovevoli su temi economico-sociali stile Russia anni ‘50 (che qui non tratto, ma che ci sono, eccome se ci sono, vero Signor Visco?) ed in materia di laicità e di diritti civili (ultima, oggi, l’uscita dell’ex vice premier Enrico Letta, 42 anni portati peggio di Andreotti e la Levi Montalcini messi insieme). Detto chiaramente: lui sì, chi gli sta intorno ancora no, non ci siamo. E ora due parole dirette a Te, stimatissimo Professore: non me ne volere Prof. Marino, la mia stima per Te è immutata, anzi se possibile accresciuta; farò quanto mi è possibile per aiutarTi. Concedimi di farlo da fuori il PD attuale, con il pensiero che presto si possano aprire le vere ragioni dell’intelligenza a chi Ti si è avvicinato solo per usarTi, o almeno così è stato da me percepito. Ai tanti amici e conoscenti con cui ho dialogato in questi giorni, e che ringrazio per gli stimoli e le riflessioni postemi, vorrei solo che arrivasse un messaggio: sono qua, comunque. Per un domani comune che mi auguro più vicino. E un auspicio, per tutti: non ci si aspettino rivoluzioni epocali nel discorso programmatico del Prof. Marino di domani a Milano: servono programmi semplici e chiari, coi toni giusti, pronunciati da soggetti qualificati ed intraprendenti ma lontani dalle posizioni di rendita. Insomma, serve quello che il PD attuale non ha: un low profile di alto contenuto. Paolo Briziobello 17 luglio 2009 In questi giorni son successi almeno due fatti, nazionali ed internazionali, che a mio parere segnano come non accadeva da tempo una svolta in varie direzioni. Il titolo che ho pensato per questo mio articolo può in qualche modo ricordare Dario Fo, che mi auguro non ne abbia a male. Nulla c’entra evidentemente, ma la varietà di argomenti trattati credo lo giustifichi. Confesso che ho riflettuto prima di pubblicarlo in rete. Non sull’opportunità di scriverlo ma su quella di renderlo pubblico, perché c’è il serio rischio che le parole scritte non possano esprimere al meglio il pensiero:è infatti questo uno dei maggiori problemi della comunicazione veloce in rete. Sono argomenti tra di loro diversi, per questo li tratto singolarmente ed in ordine di accadimento. 1) L’incontro Ratzinger – Obama. ”Prego per Lei, Presidente”. Questa è la frase clou, che è circolata, detta dal Signor Ratzinger al Presidente USA. Sono orgoglioso che gli sia stata rivolta, a dimostrazione della forza riconosciuta a quest’uomo d’oltreoceano che sta sconvolgendo equilibri e baronie consolidate con la forza del sorriso e dell’azione diretta, anche a costo di qualche inevitabile frenata. Nessuno, tra i tanti autorevoli commentatori, si è però soffermato sull’altro aspetto, quello legato al perché della frase scandita da Ratzinger. Quella frase è una esplicita ammissione di debolezza, un po’ come quel detto, “quando non riesci a combattere con l’avversario, cerca di portarlo dalla tua parte”. E poi, come dimenticare che queste parole suonano come un atto di sfida verso quei milioni di esseri umani oggetto di attacchi costanti da parte di Ratzinger e dei suoi sodali. Una doppia personalità che si manifesta sui temi in cui Ratzinger esprime posizioni medioevali e di manipolazioni subliminali salvo poi inchinarsi (con quella frase) ad un potere superiore rappresentato da Obama che sta dimostrando invece, con i fatti, di avere ben chiaro il rispetto dei diritti civili e la loro equiparazione per ogni cittadino. Insomma, una pantomima vaticana a cui Obama ha dovuto partecipare per ovvie ragioni di Stato e di etichetta. Un unico appunto, che non è solo glamour per un uomo che fa dei simboli una caratteristica del proprio mandato presidenziale: la cravatta stile premier se la poteva proprio risparmiare il Presidente Obama, era perfetto con le tinte di quella dell’ultima foto ufficiale del G-allargato e non sarebbero certo saltati i cliché ed i protocolli delle stanze d’oltretevere se ne avesse mantenuto i colori. 2) La candidatura di Grillo alla segreteria del PD. Domenica pomeriggio è arrivata questa notizia, presumo complice il gran caldo che tanti danni fa anche a chi appare per lo più savio. Il comico, in vacanza peraltro, dichiara di candidarsi alla segreteria del PD. Potrei sintetizzare il mio pensiero con una battuta, e passare oltre: forse farei bene, visto che la mia considerazione politica del personaggio è praticamente nulla. Ma un po’ oltre la battuta voglio andarci. E sì, perché ci sono almeno tre questioni sulle quali occorre soffermarsi: la prima è che stiamo parlando di un comico che si fa pagare 40 euro a cranio per assistere ai propri spettacoli e si fa pagare altre decine di euro per l’acquisto di suo vario materiale editoriale: tutto lecito e giusto, per carità, finchè si tratta di spettacolo, decisamente riprovevole quando si parla di attività politica a livelli non certo di hobby. La seconda questione riguarda le modalità: è stato un boomerang lanciare una candidatura con queste modalità, così permettendo all’establishment degli apparati piddini di trincerarsi dietro statuti e regole che, per quanto incomprensibili e vecchie per una forza politica che si propone come nuova ed innovatrice, sono regole vigenti. E le regole, se sono vigenti, prima vanno cambiate democraticamente poi archiviate, questo insegna la democrazia: fatto di cui anche Di Pietro farebbe bene a ricordarsi altrimenti si rischia di perdere credibilità quando si combattono questioni su medesimi temi affrontati da altri soggetti. La terza questione è quella più sostanziale e riguarda il merito, l’unico direi, della proposta candidatura di Grillo e cioè quello di aver posto al centro dell’attenzione il vecchiume delle regole interne al PD, propedeutiche al solo mantenimento di consolidati poteri tra i soliti noti. Accanto a questo merito c’è tuttavia da considerare che Grillo ha provocato l’inevitabile perdita di potenza della vera candidatura nuova alla segreteria del PD cioè quella di Ignazio Marino e per questo solo fatto (considerata la stima personale e professionale che ho per il sen. Marino) il comico dovrebbe vergognarsi, verbo di cui credo non conosca l'esistenza, accomunato in ciò a larga fetta dei politici attuali. Paolo Briziobello 9 luglio 2009 E’ di certo un fatto positivo che il sistema bancario sia messo sotto esame da parte del suo più alto esponente in Italia, considerato che è sotto gli occhi di tutti lo squilibrio tra le azioni poste in essere dalle Banche verso i grandi gruppi rispetto a quanto (poco) fatto per le piccole imprese. Una breve riflessione sui problemi dell’economia e del credito alle imprese, in questi giorni di G8 che coincidono, guardacaso, con l’Assemblea ABI a cui hanno partecipato Draghi e Tremonti. La relazione di ieri del Governatore Draghi ha segnato una svolta nella dialettica del Governatore verso i suoi associati. Vere e proprie stilettate di realtà, dalla quale troppo spesso i mega manager degli istituti di credito e dell'ABI sembrano distanti anni luce. La sintesi in una frase di Draghi, ieri: L’aumento del rischio di credito si è tradotto in un ampliamento del divario nel costo del credito tra piccole e grandi imprese, con effetti negativi per chi oggi ha maggiormente bisogno di accedere al finanziamento bancario”. Traduzione: è facile dare i soldi alle grandi imprese sulle quali non si rischia nulla. Da troppo tempo le banche paiono l’anello incapace di un sistema, che avrebbe la necessità di reagire con prontezza alla straordinaria situazione di questo periodo. I successivi temi affrontati da Draghi (la necessità di una maggiore “umanizzazione”dei rapporti con i clienti delle PMI a discapito della fredda logica delle statistiche e degli score, il dito puntato contro il minimo ricorso ai Tremonti Bond, la bassa percentuale di partecipazione delle banche italiane al finanziamento della BCE), trovano poi la sintesi nell’inusuale richiamo agli stipendi dei manager, finalmente monitorabili e, magari, censurabili. Insomma, una volta tanto non ci sono più scuse: se il sistema bancario non invertità la rotta a favore dell’aiuto al risanamento dei tanti credit crunch esistenti nel settore delle piccole e medie imprese, sarà possibile immaginare scenari diversi in un futuro prossimo, con le banche italiane in pole position tra i fattori di causa nella nefasta ipotesi di dissesto strutturale della PMI. E ciò, a maggior ragione, se gli Istituti non dovessero agire anche alla luce della interessante proposta formulata ieri da Tremonti con una sorta di alleggerimento fiscale sulla deducibilità delle perdite delle banche a condizione di una maggiore ed urgente azione a favore del credito alle piccole e medie imprese messa in moto, da subito, dalle banche. Peccato però dover ammettere che queste concessioni legislative dimostrano un potere del sistema bancario, anche e soprattutto in tempi di crisi, su cui occorre seriamente riflettere. Paolo Briziobello 3 luglio 2009 Caratteristica di questa settimana le performance legislative del nostro Governo: dalle misure in materia economica a quelle in tema di legalità. Tutto, a pochi giorni dal G8 de L’Aquila e mentre escono stime al ribasso sulla ripresa economica, con i dati Usa ed internazionali di forte preoccupazione in tema di occupazione. Insomma, un’estate caliente al di là delle temperature, con nervi tesi e poca voglia di sorridere da parte di molti operatori economici. Urge ripartire, anche e soprattutto con la buona volontà; che ovviamente da sola porta poco lontano ma certo almeno contribuisce ad una visione positiva delle prospettive: su questo, non nascondo di dover riconoscere un grosso punto di debito verso l’attuale opposizione, troppo spesso assimilabile ad “uccello del malaugurio”, non si comprende a che proposito pratico se non a quello meramente politico. Su questi temi di vita reale è necessario sapersi confrontare e saper porre precise proposte di risoluzione, lontani da slogan ed accuse che sanno solo ed esclusivamente di vecchi cliché politici tipici di qualsiasi opposizione “old style”. Della batosta elettorale di pochi giorni fa alle europee paiono già essersene prese le tracce, presi come sono dalla ricerca della salvaguardia delle rendite di posizione derivanti dalle segreterie nazionali e locali. Già molto tempo fa dissi quello che sto per ripetere e che si sente da più parti: la strada per il rilancio economico pare obbligata, i colpi di magia inutili e dannosi. In questi particolare clima si aggiungono le riflessioni sulla leadership progressista in Italia: una leadership che deve distinguersi da quella conservatrice per la chiarezza e la svolta sui temi etici, laici ed in materia di diritti civili. Nomi non ne faccio e la scaramanzia non c'entra, suggerisco però la visione di questo video: chi mi segue, sa che da anni nutro una stima infinita per questo uomo di scienza, grandissimo interprete del nostro tempo. L’auspicio è che sia lui o una squadra con queste idee il futuro prossimo a cui guardare con rinnovato ottimismo. Aspetto che qualcosa di ufficiale si muova in questa direzione. Paolo Briziobello 25 Giugno 2009 Alcune considerazioni sui giorni a venire. Fermento nel PD, tanto. Franceschini che si candida, Bersani che sta per farlo. E intanto sabato qui a Torino, al Lingotto un po’ di illuminati si ritrovano per provare a cavar fuori qualche fatto concreto dalla selva di parole, almeno questo promettono. Lì in mezzo vari amici, passati, presenti e magari futuri: Cristiana, Giuseppe, Maria, Andrea, Beppe, Emanuela, Marta, Paola, Ivan per citare i primi che mi vengono in mente. Formulo i migliori auspici a tutti. Non senza un piccolo messaggio, conseguente alla marea di parole e proclami che corrono a più non posso in queste ore, dalla rete ai telefoni, dalle voci alla stampa. Attenzione, fate attenzione alle sirene di chi ci sarà sabato, magari solo per “marcarsi stretto” il collega avversario. Con ciò ripeto quanto ho già anticipato ad alcuni amici. Le questioni sono tante e variegate, i problemi del PD attuale sono infinitamente più intricati delle faccende per le quali alcuni di voi (penso a Cristiana, per esempio) si battono con gran voce e tanto entusiasmo ma con molto sogno addosso, fino quasi a sfiorare l’evanescenza. Non si può pensare di presentare un progetto alternativo (fosse vero…) basandolo sulle urla di richiesta dei diritti civili; i diritti civili ci stanno a cuore, ovvio. Ma parlando di progetti politici e strategici, per favore, cominciate seriamente a ragionare con i piedi per terra e gli occhi aperti: non è parlando di tematiche glbt che si ricostruirà il PD, alle prese, oggi come non mai nella sua brevissima vita, col problema strutturale della sua stessa sopravvivenza. Si tratta di aver bene a mente una scaletta di priorità in cui dobbiamo aver la nostra parte nel saper cogliere le opportunità serie ed efficaci per porre la centro dell’attenzione le tematiche dei diritti civili e conseguenti. Ecco perché sono fondamentali i concetti primari; penso all’economia, allo stato sociale, alle riforme della giustizia, alla tutela degli anziani, alla salvaguardia ed all’ampliamento di “ammortizzatori sociali nuovi” quali il no profit. Buon ritrovo insomma al Lingotto, che sia un punto di partenza a cui davvero si possa finalmente guardare con concreta speranza e fuori da facili e fanciulleschi, quanto sterili, entusiasmi di un gruppo di amichetti intellettualmente evoluti che spero non si confondano nel mare di parole e proclami vuoti di contenuto di cui non se ne può davvero più. Paolo Briziobello 19 Giugno 2009 Pieno appoggio ai candidati progressisti del centrosinistra ai ballottaggi di domenica e lunedì nelle amministrative. Passo ai referendum. Molti componenti del comitato promotore dei referendum hanno modificato la propria opinione, visti i potenziali rischi derivanti dalla vittoria del “si” ai primi due quesiti alla luce delle ultime italiche vicende e della deriva populista del voto di due settimane fa. Alla luce di questi fatti (sotto gli occhi di tutti) sui primi due referendum l’astensione mi pare una scelta possibile e saggia, perchè ragionata. Sul terzo referendum voto SI, senza dubbi. Perchè un voto così articolato? Perchè in un mondo dinamico, la modifica di alcune linee di condotta conseguenti ai fatti sono sinonimo di intelligenza, ferme restando ovviamente le linee guida. La difesa ad oltranza di principi come questo del referendum 1 e 2 mi paiono davvero fuori dalla realtà ed assolutamente contrari al buonsenso, anche in termini strategici. Paolo Briziobello 15 Giugno 2009 Sono in tanti a chiedermi perché non mi sia ancora pronunciato sull’esito del voto del 6 e 7 giugno scorsi. E stavolta la risposta che ho nel cuore la scrivo tutta: io non vivo di soldi pubblici, nè sono un mantenuto o un politico di professione o pseudo tale. Per vivere ho un mio lavoro privato, che per fortuna prediligo e cerco di coltivare; pertanto non ho tutto questo tempo per scrivere e correre dietro alle letture dei risultati. Ora cerco di dare risposta tecnica alla domanda, ma in sintesi perché non ho voglia di far perdere tempo in ulteriori chiacchere, francamente inutili. Il voto di CIVICA a Torino e Provincia è stato un disastro, parzialmente bilanciato nel risultato complessivo dalle soddisfazioni nelle amministrative (a Collegno con Giovanni Lava eletto Consigliere, a Felizzano con Stefania Piantato eletta Sindaco, congratulazioni!) e dal ballottaggio alla Provincia di Alessandria (in bocca al lupo a Paolo Filippi, Vincenzo Costantino e tutti gli amici alessandrini). Di ciò non sono deluso, prendo atto che una buona fetta di italiani fa come il Don Peppone d’annata: fa finta di fare quello che dice, poi ci ripensa. Cioè se ne frega e vota i soliti, salvo poi riprendere a criticarli. Ovviamente come in tutte le prove perdute è necessario un confronto interno ai “civici” per cercare di fare ragionamenti in prospettiva: vedremo se sarà possibile farne. Complessivamente, nel centro sinistra sia alle amministrative sia alle europee auspico che questa batosta (Perché? Come altro volete chiamarla?) possa servire per fare una seria analisi interna. Allontanando tre fattori fondamentali: Un’ultima annotazione sul voto glbt, tragico fino a sfiorare il ridicolo con le frammentazioni frutto di macroscopici errori di strategia e calcoli (facilmente intuibili, viste le soglie di sbarramento) e l’incapacità di convogliare voti su soggetti papabili anche per la natura altezzosa e orgogliosa “ad libitum” dei suoi protagonisti, eccezion fatta per l’amico di Gela (complimenti, davvero) che dovrebbe far riflettere molti in termini sociologici e strategici. Insomma peccato, davvero peccato, per almeno due o tre soggetti che ci han provato; quando la pseudostrategia politica non sarà al servizio di questa o quella primadonna, forse ne potremo riparlare. Come certo avete compreso questo sito continuerà a dire e scrivere quello che pensa, più forte di prima. Che piaccia o no, a chiunque. Paolo Briziobello Inserito da Paolo BRIZIOBELLO il 11 Giugno, 2009 - 09:59
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