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A scanso di equivoci, “bolscevico” significava minoritario e tale sono sempre stato. Sicchè abituato allo status, posso ancora permettermi alcune riflessioni “a priori”. Se qualcuno ha letto le mie brevi note su Adam Smith, ricorderà che il Nostro ha ben presente che, volenti o nolenti, i comportamenti umani sono guidati, in prevalenza, da interessi particolari , dal “proprio particulare” di Guicciardini, il cui spirito, per inciso, sembra ancora aleggiare gloriosamente su Firenze e i suoi abitanti, fino agli interessi di classe. ”La gestazione è stata lunga ed il parto difficile ma sono un padre orgoglioso e convinto che l’opera sia buona” (Fonte IL SOLE 24 ORE del 2.10.2006). Bene, se anche il Ministro Padoa Schioppa ammette la difficoltà del parto vuol proprio dire che è stato così. Mi stuzzica la similitudine di termini usati tra lui e quanto contenuto nella mia PROPOSTA DI LEGGE di qualche giorno fa, in cui usavo in premessa la stessa identica espressione. Su questa Finanziaria 2007 agisco come al solito: non commento ipotesi di legge ma solo leggi approvate. Nel terminare del chiacchericcio che lo ha contraddistinto per tutto il mese di agosto, qualche giorno fa il viceministro Visco ha dichiarato che intenderebbe privatizzare tutti i beni immobili demaniali, incluse le coste italiane: cioè le spiagge. Qualche anno fa, l’allora ministro dell’Economia Tremonti propose la stessa cosa: privatizzare le coste italiane, di proprietà demaniale e parzialmente concesse in uso a Privati. Allora successe un finimondo, giustamente. Stavolta tutti zitti. Come mai? Un’utile lettura: “Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni” di Adam Smith. Dopo le reiterate sepolture di Marx da parte di tutto l’arco costituzionale e non, e visto che anche Keynes non gode di buona stampa, ho pensato che potesse essere utile rileggere, anche se da dilettante, il testo fondamentale di colui che viene considerato il padre spirituale del “libero mercato”, la cui “mano invisibile”, dopo alterne vicende, si è imposta sì da regolare la vita degli umani nell’orbe terracqueo. L'autunno è alle porte e con esso il riavvio del dibattito politico sull'attuazione del programma di governo riguardante “il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto.” Dopo un periodo estivo contrassegnato da una certa quietezza è tornato a farsi sentire dal Consiglio Episcopale Permanente il cardinale Camillo Ruini . Sua Eminenza si prepara a serrare i ranghi e richiama agli ordini i politici cattolici che siedono numerosi nel Parlamento italiano. «Nel prossimo futuro – dice Ruini - sarà molto importante che si affermi un atteggiamento diverso, specialmente su un tema di grande spessore etico e sociale, come la tutela e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio, respingendo senza ambiguità le ipotesi e proposte di riconoscimento giuridico pubblico delle unioni di fatto. Proponiamo ben più che un atteggiamento negativo, un grande sì alla vita dell'uomo e della donna, alla loro felicità e al bene delle generazioni che formeranno l'Italia di domani». La retorica è ormai del tutto scoperta. da Il manifesto di ieri 19 settembre: un appello che noi uomini dobbiamo firmare (io l'ho fatto) TESTO DELL'APPELLO Non avrei voluto dovermi soffermare più che tanto sulle proposte avanzate da Ichino, frutto o di malafede o, nella migliore delle ipotesi, di un colpo di calore. Le risposte autorevoli apparse ovunque non si contano e forse sono anche sprecate: le condizioni dell’Italia richiedono analisi serie e non demagogia da bar sport. Vengo al merito: · Ichino è un ex-sindacalista di primo piano e dovrebbe conoscere bene innanzitutto la impraticabilità della sua soluzione in un paese di azzeccagarbugli, dove le cause civili si trascinano per lustri, con costi pesantissimi, non solo economici, per la comunità. Sa anche benissimo che in frangenti come quello da lui prospettato i più protetti risulterebbero proprio quelli che lui vorrebbe cacciare: o no? Nel corso di un agosto occupato economicamente dal loquace viceministro Visco, molto pronto all’intervista “a solo” con annessa reprimenda verso chiunque sia possessore di forme di reddito diverse dal lavoro dipendente (fortunatamente non seguito in ciò dal prudente titolare del Dicastero di Via XX Settembre), abbiamo anche assistito ad un interessante dibattito con contraddittorio e discussioni estese a tutti i cittadini. Cioè quello che ci si aspetta in un Paese democratico per di più governato da una coalizione che si dichiara non schierata a destra. Mi riferisco alle argomentazioni proposte dal Prof. Ichino sulla categoria dei “nullafacenti”, relativamente ad una sua ipotesi che prevede il licenziamento, nel settore pubblico, di questa fetta di soggetti improduttiva per le ragioni che il Professore molto attentamente esplicita, più o meno identificabile nell’1% della forza lavoro pubblica. A proposito di laicità manifesta ma non applicata allego volentieri la lettera inviata dal Giudice Tosti al Ministro della Giustizia, appena ricevuta dallo stesso Giudice in copia. Al Ministro di Giustizia OGGETTO: Rimozione del simbolo religioso cattolico da tutte le aule giudiziarie italiane. Io sottoscritto Luigi Tosti, res. a Rimini, Via Bastioni Orientali n. 38, nella mia duplice qualità di magistrato ordinario di questa Repubblica e di cittadino italiano imputato nei procedimenti penali nn. 2366/05, 3188/05, 3373/05, 3800/05R.G., 78/2006 e 194/2006 Mod. 21 P.M. Tribunale de L'Aquila e nei procedimenti riuniti nn. 637 e 638/2005 R.G. Tribunale de L'Aquila, reitero per l'ennesima volta, la richiesta di immediata rimozione dei simboli religiosi da tutte le aule giudiziarie italiane, in ottemperanza al principio di laicità dello Stato e in ossequio alla pronuncia della Corte di Cassazione Penale, IV Sez., del 1.3.2000 n. 439, che ha espressamente sancito che tutta la normativa fascista relativa all'ostensione del crocifisso negli uffici pubblici deve ritenersi abrogata, ex art. 15 disp. prel. al cod. civile, per incompatibilità assoluta coi principi di laicità, di libertà religiosa e di eguaglianza dei cittadini affermati dalla Carta Costituzionale e dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti fondamentali dell'Uomo. Confesso che non leggo quotidianamente il Corriere anche perché, dopo l’ardita e subito rientrata operazione di outing orchestrata da Mieli nel corso dell’ultima campagna elettorale, mi sembra che la testata sia rientrata nella sua normalità e prevedibilità di organo della destra ben pensante. Mi era quindi sfuggito il fondo di Panebianco sulla legittimità della tortura o, comunque, di derogare a certe garanzie qualora la posta in gioco sia particolarmente elevata, vedi il caso della lotta al terrorismo internazionale. Ho letto però svariati commenti, tra cui, sul Venerdì di Repubblica, la risposta che, con la consueta chiarezza e lucidità, Scalfari dà ad un lettore, giustamente indignato. La risposta di Scalfari delegittima in pieno le tesi di Panebianco, ma non si discosta dal solito cliché al quale siamo abituati da qualche tempo: anche nell’amministrazione americana ci sono delle mele marce, dei singoli con pesanti responsabilità politiche, che dovrebbero essere sollevati dai loro incarichi. |
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