22 gennaio 2010

Parlando con amici e conoscenti in questi giorni mi viene ripetuto un messaggio che è più o meno questo: ma come? Con tutto quello che sta succedendo non dici e scrivi nulla?

Si riferiscono alle alleanze elettorali, agli sfasci della giustizia, alle vergogne dei silenzi sui temi di diritti civili.

Tanto per fare qualche esempio.

Sì, non dico e non scrivo nulla di specifico.

Perché ho la sensazione che il miglior linguaggio sia quello del silenzio quando il degrado raggiunge livelli così impossibili da commentare.

Sia chiaro, non è un silenzio di resa o assenso, è solo la consapevolezza che lo smarrimento diffuso non necessita di altre chiacchere e interpretazioni.

Lasciamoli parlare, scrivere ed allearsi o scannarsi a seconda dell'ubicazione delle loro parole.

Poi le acque si cheteranno, gli schieramenti si renderanno visibili e allora, allora sì, dirò la mia.

Per ora dico solo: nunliregghepiù.

Paolo Briziobello

12 gennaio 2010

D'accordo. Non si risolvono i problemi economici e sociali di tutti nel Paese quando si parla di diritti civili di coppie glbt.

E si può anche essere non allineati su tutte le questioni più o meno specifiche sul tema senza ledere maestà inesistenti e che di conseguenza nessuno riconosce (pensate alla materia delle adozioni e alle polemiche dei giorni scorsi nate dalle dichiarazioni della Cuccarini ad un periodico, ad esempio, con le successive prese di posizione di dubbia credibilità di un Vice Presidente del PD, a cui peraltro ho replicato tanto per non far passare proprio da fessi tutti coloro i quali usano la propria mente prima che gli interessi di bottega).

Tutto ciò non toglie però il merito dell'azione di Manuel e Francesco, al cui fianco, stasera, si svolgerà una manifestazione a Roma, Piazza Montecitorio, alle 21.

E' un invito ad esserci, lì, o in giro nelle varie piazze d'Italia.

Questo il comunicato diffuso in rete e che ben volentieri rilancio:
Manuel e Francesco si vogliono sposare e non lo possono fare.
Per protestare, il 4 gennaio hanno iniziato lo sciopero della fame.
Mass media, politica e molte associazioni per i diritti GLBT non danno segni di vita.
Li stanno lasciando soli relegando al silenzio il loro gesto civile e non violento.
Con l'appoggio di chiunque voglia sostenerli hanno convocato un sit-in circolare in "stile americano" davanti alla sede del Parlamento.

La manifestazione sarà pacifica, con bandiere e ombrelli rainbow e cartelli, a sostegno dei due ragazzi e del loro atto di protesta non violento.

Tutt* sono invitati a partecipare e sostenere l'iniziativa.
Per chi non è a Roma o non può esserci, l'invito è a replicare nelle città la manifestazione alla stessa ora nello stesso giorno davanti alle sedi municipali.

Non dimenticate di fare foto, video e di scrivere e diffondere tutto sulla rete!

Paolo Briziobello

Inserito da Paolo BRIZIOBELLO il 20 Dicembre, 2009 - 22:03
Lettera a Babbo Natale

Ciao Babbo Natale,
non ti sorprendere, no. Questa lettera è proprio di quest'anno, 2009, non di quarant'anni o giù di lì fa.

Te la scrivo ora una lettera, per la prima volta in vita mia.

Da bambino non ho mai creduto alla tua esistenza, quasi mi faceva paura pensare che, nei giorni in cui io avevo tanti motivi per essere felice e pieno di regali anche di compleanno, qualcuno se ne andasse in giro di nascosto a portare regali ai bambini.

Mi dicevano: questo è di babbo natale! E io rispondevo sempre: non è vero! Me lo ricordano tuttora le persone che ancora ci sono dalla mia infanzia.

Mi chiedevo perchè ti nascondessi e perchè dovesse essere uno sconosciuto a portarmi altri regali; ne avevo già, spesso parecchi!

Quest'anno sento però la necessità di scrivere a questo strano, e per me un po' fastidioso, personaggio che sei tu. Viva la sincerità, no? Quindi so che apprezzerai queste mie parole.

Il tempo passa e tu sei sempre uguale nell'immaginario collettivo, ed un po' anche ai miei occhi: un senzatempo che va in giro di nascosto per coltivare sogni di giovani persone, perlopiù di giovani persone.

Sei l'illusionista per eccellenza insomma.

Che porta qualcosa a qualcuno e questo è un enorme pregio per chi non ha altro, in tante mani sparse in parecchi luoghi della Terra.

Ma tu in prevalenza porti qualcosa a molti che già tanto hanno, convincendoli che basta chiedere per avere.

Insomma, hai un concetto tutto tuo di soddisfacimento dei bisogni.

E non ti accorgi della maleducazione che i tuoi gesti provocano in questa certa gioventù.

No, non mi rispondere che tu lo fai per “mestiere” e che soddisfi chiunque te lo chieda: se lo facessi per mestiere verresti in qualche modo ripagato e non è il caso tuo.

Beh, forse potresti crescere, non ci hai mai pensato?

Potresti ringiovanirti crescendo, per esempio.

Vincendo quelle leggi del tempo che tu hai fatto scrivere ben prima di scoperte scientifiche e molecolari, ben prima che si aprissero dibattiti sui princìpi dell'etica biologica, sulla bioetica.

Ben prima insomma che tuoi coetanei che amano vestirsi con vestiti carnascialeschi tutto l'anno scendessero sulla terra per appropriarsi delle menti e del pensiero o, se trovano qualche resistenza in menti un po' “ribelli”, con accordi attraverso l'uso segreto dei meccanismi che regolano il vivere tra tante persone: manipolando gli strumenti degli usi, dei diritti e dei doveri reciproci: in una sola parola legiferando attraverso l'uso di persone delegate a farlo da altre persone che sono il popolo.

Un effetto cascata: anche se non ne hanno il compito questi pagliaccetti variopinti sparsi per il mondo che dipendono da un fazzoletto di terra comandano meglio di tutti e col tempo stanno facendo arrabbiare un po' tutti coloro i quali non la pensano come loro.

Potresti crescere anche per aiutare i tuoi visitati, i bambini, a credere in un mondo fatto di concretezza, in cui lo spazio per i sogni, per la fantasia, sia uno spazio perenne da spalmare nell'arco della vita di ciascuno di loro, da non dimenticare con l'allontanarsi della minore età ma da coltivare con la stessa intensa forza sino all'ultimo istante di ogni vita.

Sai cosa potrebbe succedere se non cresci anche tu? Succede quello che sta già succedendo: tutto è dovuto ai grandi di oggi.

Cresci Babbo Natale, ringiovanisciti.

Non ti ritrovi in quello che dico?

Forse non ti sei accorto che vivo in Italia.

Tu sei abituato a sublimarti, raggiungendo chiunque e l'Italia magari te la raccontano come la terra del sole, del mare e della cultura.

A te, poi, l'illusionista per eccellenza, cos'altro può esserti rimasto impresso dell'Italia dal tempo immemore che la visiti?

Mi vorrei sbagliare, pensando che ti sia accorto di tuoi imitatori negli ultimi decenni; se è così fai un regalo a chi non te l'ha mai chiesto.

Ecco Babbo Natale, non voglio dilungarmi oltre.

Fermati per una volta a donare il vero significato di due parole: onestà e vergogna.

Quest'anno destina questo dono ai grandi governanti del mio Paese: fa che gli arrivino queste due parole da te che li hai coccolati.

Molti di loro sono stati tanto tempo fa tuoi sicuri e (lo scommetto) annoiatissimi clienti: e ti aspettavano sempre e (scommetto di nuovo) ti hanno pure deriso e inveito contro perchè non sei stato capace di soddisfarli a sufficienza.

Altri non sono stati avvicinati nei tuoi viaggi perché appartenevano a madri, padri, famiglie in cui il concetto legato a te evocava riti in qualche modo religiosi: e la spocchia nascosta di questi adulti che crescevano i futuri governanti, sotto la scorza dei convincimenti politici, ti ha di fatto tenuto lontano dai loro discorsi, non certo però dai pensieri di quei bambini che (lo scommetto) si incuriosivano a sentir parlare di te pur non comprendendo a quell’età perché li ignorassi; tanto bastava per deriderti ed inveirti contro.

Ho l’ardire di credere, insomma, che già allora avevano tutti un elemento che li accomunava: erano insoddisfatti e non si vergognavano di offendere addirittura chi in qualche modo li omaggiava o meno.

Si stanno rifacendo con gli interessi, sulla nostra pelle, da parecchi anni in qua dopo essersi bene appropriati delle migliori tecniche con cui li hai cresciuti: i sorrisi e la buona educazione di uno sconosciuto come te, che a loro era spacciato o identificato come “il buono”.

E non intendono mollare la presa, anzi, la stringono.

Partendo dall'Italia, nel giro di qualche anno perchè poi non porti il medesimo concetto un po' a spasso per il pianeta Terra?

Nei lunghi periodi in cui sei a spasso, avrai certo tempo per identificare i destinatari e consegnar loro il dono che ti ho suggerito.

Buon lavoro dalla mia amata Torino, ghiacciata, del 20 dicembre 2009.

Paolo Briziobello

8 Dicembre 2009

Bella lettera Enrico, complimenti.
Per la chiarezza e la sapienza nell'uso dei termini.
Sai dove sta almeno un problema?
Che a forza di parlare di "sintesi" (quelle del tuo segretario) si finisce per fare le figuracce.
E in poco tempo ne ha fatte diverse il simpatico signore col toscano in bocca.
Poi, a te, solo un suggerimento: mantieni questa trasparenza che si legge evidente; però evita di pensare che scrivendo il finale che hai scritto tu possa risolvere qualcosa in termini concreti: a meno che tu segua la via di quella Signorina friulana tanto adulata all'inizio, i cui veri propositi sono emersi a breve.
Il partito che non c'è è proprio il PD, le sintesi sono la peggiore rappresentazione del vuoto che si annida nel processo di rinnovamento tanto voluto, e sperato, con Ignazio Marino anche dal sottoscritto.
Ma i fatti dicono altro e la politica non la si fa sempre e solo tra gli iscritti ma in mezzo alla gente che vive e lavora, che sempre più guarda a questo partito con scetticismo e rassegnazione.
Ciao!

Questa qui sopra è la mia risposta, inviata ad una lettera molto bella che ha scritto un giovane diciassettenne, Enrico appunto, al suo segretario Bersani.

Paolo Briziobello

30 Novembre 2009

Ieri sera Enzo Francone ci ha lasciato, dopo una lunga malattia.

Un conto era sentirne parlare (da molti anni, per il suo impegno), un conto è stato conoscerlo, il piacere di conoscerlo.

A me è accaduto circa quattro anni fa e da allora molte sono state le occasioni di incontri, pubblici e privati, sempre caratterizzati dalla delicata arguzia ed intelligenza di una persona che ha avuto la straordinaria capacità di proiettare con saggezza lo sguardo della comunità glbt ben oltre le barriere dei piccoli, ed a volte meschini, interessi di questa o quella bottega.

Il tutto condito da una squisitezza personale e da un sorriso aperto verso tutti.

Come tutti i buoni educatori, il suo insegnamento non sarà vano.

L'auspicio è che sempre maggiore sia il numero dei suoi estimatori e prosecutori della sua perseverante lucidità: il modo migliore per rendere onore alla sua memoria.

Paolo Briziobello

La laicità vista dai laici. Una conversazione, tra gli altri, con Gustavo Zagrebelsky, Maurizio Mori, Massimo Salvadori e Luca Savarino per parlare dell'omonimo libro a cura di Emilio D'Orazio.

Appuntamento giovedì 19 novembre 2009 alle ore 17,30, Circolo dei Lettori - Sala Grande -, Via Bogino 9.

Paolo Briziobello

11 Novembre 2009

CONSULTA DI BIOETICA ONLUS in occasione del ventennale dalla sua fondazione organizza un interessante Convegno a Milano venerdì e sabato prossimi dal titolo:

"DOVE VA LA BIOETICA ITALIANA? IL RUOLO DELLE ASSOCIAZIONI NELLA CRESCITA CULTURALE DEL PAESE"

Qui per info e prenotazioni

5 Novembre 2009

Questa mattina, complice una serie di impegni "casalinghi", ho avuto la possibilità di assistere (perlopiù ascoltandola) ad una trasmissione tv su RAITRE di cui ho sentito ben parlare in più circostanze intitolata "COMINCIAMO BENE".

Tra i vari argomenti trattati la mia attenzione è stata catturata dal tema della crisi delle piccole e medie imprese, con riferimento specifico alle piccole imprese. Ospiti in studio, tra l'altro, gli On. Bernini (PDL) e Colaninno (PD): due esponenti affatto secondari in tema economico dei due partiti.

La trasmissione si sviluppa con interrelazione tra il pubblico in studio, quello a casa attraverso telefonate e gli ospiti presenti.

Raramente ho sentito domande poste agli ospiti così precise e puntuali, che hanno rispecchiato con estrema chiarezza la grave sofferenza del sistema produttivo del (circa) 78% delle imprese italiane: insomma il vero panorama della crisi delle medio piccole ed in particolare le piccolissime, quelle a gestione prevalentemente familiare o con meno di 15 dipendenti.

L'aspetto più sconcertante della vicenda è stato rappresentato dalle risposte dei due ospiti.

Se quelle dell'On. Bernini, più formali, parevano improntate ad una logica consecutività dell'opera dell'attuale Governo che può o meno essere condivisa, quello che mi ha lasciato di stucco è stato il completo distacco dalla realtà dell'esponente dell'attuale opposizione, l'On. Colaninno.

E' impossibile non sottolineare lo "svarione" con cui si è presentato: parlando dell'attuale sistema fiscale ha esordito rammentando che il precedente governo (quello di centro sinistra) ha ridotto mediamente la tassazione del reddito delle imprese dal 33 al 27%.

Peccato si sia dimenticato di aggiungere l'elemento fondamentale: tale riduzione riguarda le società di capitali (SPA e SRL) e non tutte le imprese.

In particolare ben sappiamo come le imprese familiari, artigiane o commerciali che siano, difficilmente hanno volumi tali da potersi permettere una forma giuridica diversa dalla ditta individuale o dalla società di persone: e ciò per i diversi costi di gestione che impone la scelta di una società di capitali.

Si è poi andati avanti con risposte capaci solo di scaldare gli animi sui temi della riduzione o eliminazione dell'IRAP (perchè non è stato detto che l'IRAP incide solo del 4% circa sui valori che la compongono, rispetto alla media del 26% della tassazione ordinaria ai fini IRPEF?) oltrechè con risposte davvero generiche e confuse, persino assenti, su un tema di grande tensione nella PMI e cioè quello degli studi di settore, tema su cui l'On. Bernini si è distinta per propaganda vuota di contenuto.

Tornando a Colaninno, così facendo sui vari argomenti, ha insomma messo in evidenza una grave lacuna: quella della non conoscenza del tessuto produttivo delle "vere" piccole e medie imprese.

Certo è ben difficile che un tale esponente, figlio di un noto imprenditore non certo classificabile tra i "piccoli e medi imprenditori italiani", possa seriamente rappresentare le aree di criticità della grande quantità di artigiani, commercianti e piccoli professionisti che con strutture familiari e pochi dipendenti compongono attualmente in Italia circa il 78% del tessuto produttivo nazionale e che, drammaticamente, chiudono con la media di 30 imprese al giorno a causa della crisi.

Quelle piccole e medie imprese che lui dimostra di non conoscere, ma che evidentemente il suo partito, il principale partito di opposizione, gli chiede di rappresentare in televisione.

Con i risultati tragicomici che, stamattina, erano con grande scoramento sotto gli occhi dei telespettatori o semplici ascoltatori, come me.

Peccato davvero, una bella occasione persa per poter evidenziare le differenze concrete di intendimenti operativi tra l'attuale maggioranza ed il principale partito di opposizione su temi di grande impatto sociale come l'equità fiscale e la salvaguardia delle piccole e medie imprese.

Differenze non ne sono emerse, confusione ed approssimazione sì, parecchia.

O forse era proprio questo l'obiettivo?

Paolo Briziobello

La tua sensibilità ed il tuo incanto mi mancheranno. Hai vinto sulle nebbie della mente, ogni animo nobile piange la tua scomparsa. Addio, cara Alda Merini.

Paolo Briziobello

21 Ottobre 2009

Ho deciso di scrivere una breve nota sulle dichiarazioni rese dal Ministro Tremonti in merito all'elogio del "posto fisso" che tanta sorpresa hanno destato in diversi settori della pubblica opinione, quelli politici, industriali e sindacali su tutti.

Cominciamo dall'opposizione, dove mi pare apprezzabile l'atteggiamento di Di Pietro che concede pubblicamente il merito della dichiarazione al Ministro, a patto che alle parole seguano i fatti.

Questa è infatti anche la mia opinione.

E arriviamo al PD, nelle cui fila si continua quel gioco in cui si scatenano le abilità degli iscritti e dei vertici: quelli dell'ironia fine a sè stessa, inutile nel concreto. Due dei candidati alla segreteria nonchè alcuni (da me stimati) personaggi vicini a Marino paiono leggere le parole del Ministro come un'aberrazione, un salto indietro ed una scoperta dell'acqua calda.

Si arriva addirittura a fare dichiarazioni in cui si dice che "i problemi non si risolvono con le battute".

Bene, allora vediamo un pò.

Se i problemi non si risolvono con le battute, mi si spiega che ci stava a fare Visco al ministero dell'economia?

Ci si rende conto che per l'ennesima volta non viene compreso il senso di un ragionamento partito con una provocazione? Il ragionamento è quello della compartecipazione del lavoratore alla distribuzione dell'utile aziendale, lo si è compreso che quello è il tema?

Ma secondo quei bravi ragazzi di Franceschini e Bersani che da ieri non fanno altro che sbellicarsi dalle risate su questa proposta, chi dovrebbero essere i primi beneficiari di tale nuova impostazione, prima di tutto culturale, forse i precari? Bene, bravi, bis, andate avanti così.

La cosa che più mi dispiace è che non venga compreso dal popolo vicino al PD quanto male si faccia agli interessi del Paese con questo atteggiamento da supermen di cera.

Per inciso, ovviamente senza alcuna pretesa di copyright, questa proposta l'ho formulata qualcosa come due anni fa e rilanciata lo scorso anno.

E' a disposizione di tutti, da leggere qui.

E, come si sa, non voto per il Cavaliere.

Sulla reazione dei sindacati mi soffermo un attimo: a parte la prima "sparata" di Epifani, per fortuna si sono resi conto che il tema è serio, terribilmente serio e le modalità di approccio anch'esse tali: suggeriscono "tavoli", è il loro linguaggio. In sostanza che si passi dalle parole ai fatti, e va bene, per una volta che parlino più o meno all'unisono con la stessa lingua.

Confindustria, per bocca della Presidente, pare un pò più rigida. Comprendo e giustifico, in attesa che si trovi un punto di intesa concreto tra il compartecipare ai risultati aziendali e forme di sgravio tributario e previdenziale verso tali meccanismi virtuosi.

Due parole anche sui colleghi Ministri di Tremonti: chi non è d'accordo, guarda un pò, si annida principalmente tra gli attuali gestori dello stato sociale, che è messo com'è messo: la conclusione mi pare evidente. Anime diverse che cercano una sintesi, sapendo che comunque sono vicine alla resa dei conti che inevitabilmente arriverà quando il gran capo si farà da parte. E non sarà Tremonti a soccombere, Fini lo ha compreso ed infatti tace.

Chissà quando lo comprenderanno questi signorotti sbiaditi dell'opposizione che ci rappresentano.

Sui precari, ormai il 20% della forza lavoro in Italia: comprendo il senso iniziale di sorpresa e sbigottimento, che devono però essere solo apparenti e frutto di frustrazioni professionali soggettive; son convinto che nel merito chi tra essi analizza la questione dal punto di vista metodologico non potrà che ammettere come il mettere mano ad una seria politica di compartecipazione "a 360 gradi" dell'attività aziendale possa contribuire a stabilizzare situazioni professionali che devono muoversi nell'ottica della globalizzazione, dalla quale purtroppo non pare più possibile allontanarsi.

E per essi, ben vengano proposte serie e concrete come quelle di chi, col contratto unico di lavoro, immagina stabilizzazioni di situazioni oggi barcollanti.

Insomma, concludendo, bando ai furori politici, c'è tanto da lavorare se si ha la volontà di farlo.

E' una buona occasione per testare lo spirito di coesione nazionale su temi che non devono essere di parte, seppur con sfumature ideologiche che naturalmente emergeranno.

Ma, per favore, è davvero un tema su cui si può costruire un futuro di coesione sociale.

Ed ai simpatici beffeggiatori della realtà dico solo: le battute lasciatele per una volta ai cabarettisti, altrimenti cambiate mestiere, lì c'è molto spazio da riempire.

Paolo Briziobello