blog

...

10 agosto 2010

Pausa estiva, a presto.

31 Marzo 2010

Nel mare magnum di dichiarazioni post elezioni, mi ha colpito quanto detto oggi da Giovanna Melandri: "Oggi molti scrivono e dicono, Emma compresa, che nessuno del PD voleva mettere la faccia sul dopo Marrazzo. Falso: personalmente ero disponibile. Sono certa che anche altri lo fossero. Ma né il segretario regionale né quello nazionale hanno voluto prendere in considerazione queste ipotesi. Un partito militarizzato ha preferito decidere di non decidere e appoggiarsi all’autocandidatura della Bonino."

Non ho potuto trattenermi, e le ho risposto.

Così.

Cara Giovanna,
dici che il piddì è militarizzato: questo vuol dire che lo sai e lo sapevi benissimo da un pò di tempo, almeno dal post elezione dell'attuale segretario.
Quindi direi che l'aver taciuto e quindi assecondato tale stato di cose non ti rende immune da responsabilità.
Ad onor del vero non credo neppure che un attacco postumo all'autocandidatura della Bonino sia tra le "novità": è stato scritto un mare di inchiostro su cosa potesse accadere in caso di sconfitta di Emma, puntualmente partono le stoccate.
Penso altresì che la tua caratura, non proprio da semplice deputata, ti avrebbe permesso riflessioni e critiche finalizzate a costruire ben prima di adesso.
Ok, ora è partita la caccia alle streghe, a me non pare una buona ragione per comportarsi da bambini frignanti a cui è stata scippata la merenda: magari conviene cominciare a sapersela guadagnare.
E per cominciare a guadagnarsela (non per guardare in casa altrui, ma semplicemente come normale comportamento di chi vive, lavora e sa stare al mondo) bisognerebbe avere la capacità di saper dire "ho perso" e magari "mi faccio da parte".
Per caso qualcuno del piddì ha fatto questo? Manco l'ombra mia cara Giovanna.
Non commento per correttezza le uscite del Signor Bersani sulle "mezze sconfitte o mezze vittorie" e le fantasie linguistiche dei vari Letta, Fassino, Follini (mi fermo qua, è meglio...).
Fino a quando non avrete l'umiltà di capire che non ha perso solo il piddì ma il sistema di parole vuote e sterili che rappresenta l'attuale piddì, beh, credo che fino a quel momento questo partito sarà inevitabilmente destinato ad un ruolo di apparente potere, dato da un numero percentuale ed assoluto assai inutile per poter effettivamente governare.
E te lo dice, con rammarico, chi ha partecipato alla nascita del PD, salvo poi allontanarsene vista l'aria, davvero lontana dai concetti di principio, che tirava e tira.
Per chiudere, ho la sensazione che tra la gente e tra chi vi si è avvicinato negli ultimi mesi ci sia una sempre maggiore sensibilità verso l'esplorazione di nuove strade; spero che la cecità dimostrata sinora dai solo apparenti riformatori del piddì non decida di fare "piazza pulita" dei panni buoni che ci sono là dentro, lasciando così spazio, per l'ennesima volta, al trionfo della mediocrità mascherata per strategia: quella insomma che ha il bottone in mano.
Buona giornata.

Paolo Briziobello

L’integralismo dei vescovi alla vigilia delle elezioni regionali:
basta la sacralità della vita come fondamento della vita sociale e politica?!

All’interno di un più ampio piano di evangelizzazione, ieri il cardinal Angelo Bagnasco ha di nuovo tracciato le linee di un vero e proprio programma politico, sottolineando non solo che la sacralità della vita umana è uno dei cosiddetti “«valori non negoziabili» … che emergono alla luce del Vangelo … [e] per l’evidenza della ragione e del senso comune”, ma addirittura che “è solo su questo fondamento [della sacralità della vita] che si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa; la libertà di impresa finalizzata al bene comune; l’accoglienza verso gli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l’integrazione; il rispetto del creato; la libertà dalla malavita, in particolare quella organizzata”, aggiungendo che questo è “un complesso indivisibile di beni, dislocati sulla frontiera della vita e della solidarietà, che costituisce l’orizzonte stabile del giudizio e dell’impegno nella società”.
Alla vigilia di decisive elezioni i vescovi ripropongono così, ai politici disposti ad adottarlo anche attraverso imbarazzanti silenzi ed all’opinione pubblica tutta, in un contesto ben al di fuori dei confini ecclesiastici, il loro pacchetto monolitico di medievale memoria, in cui il valore della “dignità della persona umana” viene equiparato ad altri valori, da esso differenti, come la “indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale” o la “famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna”. Si cancella con questi messaggi ogni autonomia della politica e si ripropone una visione integralistica e fondamentalistica della società, in contrasto con le principali conquiste ottenute attraverso la crescita dei diritti civili sanciti dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo.
E’ la palese dimostrazione della puntuale interferenza della Chiesa nei momenti che contano realmente, quelli appunto del voto elettorale.
Ha ragione Bagnasco nell’osservare che la tecnica sta sempre più rendendo l’aborto una questione individuale e privata. Ma ci stupiamo (o forse no?) che egli non colga la portata positiva ed etica del processo di controllo della fertilità. Senza entrare qui nell’annosa e trita controversia sull’aborto, rileviamo anche come l’ostinata insistenza sulla famiglia quale istituzione “fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna” non faccia altro che riproporre un’iniqua discriminazione tra i cittadini, che vengono penalizzati dalla scelta di diversi orientamenti sessuali. Ci stupiamo altresì della persistente miopia dei vescovi, incapaci di cogliere gli aspetti positivi e umanizzanti insiti nella società contemporanea. Invece di essere percepiti come “segni dei tempi”, questi aspetti vengono ancora una volta demonizzati, rinforzando l’immagine di una Chiesa arroccata nella difesa dei propri dogmi e del tutto estranea al processo di sviluppo scientifico ed etico di un mondo che, al di fuori dell’Italia, è sempre più secolarizzato.

Milano – Torino, 23 Marzo 2010

Maurizio Mori, Presidente CONSULTA DI BIOETICA

Paolo Briziobello, Fondatore PRESENTEèFUTURO

25 gennaio 2010

Ma come si fa a tacere di fronte a simili affermazioni di questo qualcuno? Prendono una scoppola degna di un KO e lui che scrive?

E così mi è toccato rispondergli, qui.

Perchè quando ce vò, ce vò!

Paolo Briziobello

La tua sensibilità ed il tuo incanto mi mancheranno. Hai vinto sulle nebbie della mente, ogni animo nobile piange la tua scomparsa. Addio, cara Alda Merini.

Paolo Briziobello

Stimatissimo Ignazio, sai certamente cosa è accaduto oggi in aula alla legge sull'omofobia.

So che nella corsa alla segreteria questo è uno dei temi ma non certo IL tema, ed è giusto che sia così.

Ma a prescindere dalle priorità su cui si possono concentrare le sensibilità degli elettori che speriamo Ti voteranno il prossimo 25 ottobre, Ti chiedo da cittadino UGUALE TRA UGUALI di prendere una posizione chiara ed inequivocabile, con tanto di nomi e cognomi, sui fatti di oggi.

Grazie.

Paolo Briziobello

2 Ottobre 2009

Guardiamoci intorno.

Scopriamo verità taciute e ostentate insicurezze.

Pochi casi tra i tanti, esempi concreti di intolleranze a 360 gradi, devastanti per un popolo che ha l’ambire di continuare ad essere la culla della cultura e della civiltà.

Lo scudo fiscale è un triste esempio in campo economico. Tanto vilipeso e bistrattato a parole, nei fatti specchio della vera Italia, quella dell’attuale maggioranza e della vecchia maggioranza. Quella maggioranza oggi opposizione o addirittura fuori dall’attuale Parlamento che, quando ne aveva l’opportunità, ha preferito sbandierare ai quattro venti il proprio odio viscerale per il lavoro di imprenditori e lavoratori autonomi, bollandoli tutti come evasori e dimenticandosi che così facendo oltre che perdere migliaia, se non milioni, di consensi elettorali, ha istigato alcuni a proseguire facili azioni conseguenziali, che trovano le loro radici negli anni del boom economico, sino alla metà degli anni novanta. Alla testa di quel plotone di sconsiderati l’allora vice ministro dell’economia, palese esempio di arrogante inconsistenza politica e miopia strategica; davvero il peggio per un Paese che ambisce a leadership mondiali. In tutto ciò evidente il disagio degli onesti, presenti in ogni settore lavorativo al pari dei loro opposti, per un provvedimento che pur partendo da dati di criticità oggettiva nella lotta all’evasione fiscale si sta trasformando in un condono tributario di dimensioni inimmaginabili. E su questo, concordo anch’io, si doveva porre un freno assoluto che sarebbe stato indice almeno di decenza giuridica. Oggi l’opposizione si indigna su questo provvedimento e tale atteggiamento ci sta tutto. Peccato che tra i fautori dell’indignazione ci siano coloro i quali quando ne avevano i mezzi questo sconquasso lo hanno provocato, con le azioni di cui ho appena scritto sopra. Caro Bersani, rifletti sul ruolo che ricoprivi non più di un anno e mezzo fa prima di gettare pontificazioni. Cari Franceschini e Casini, avreste dovuto evitare che due terzi dei vostri deputati escano dall’aula nel bel mezzo di una votazione, perché la naturale lettura di tale gesto è l’avallamento concreto del provvedimento, mascherato con guaiti sterili davanti alle telecamere. Caro Marino e caro Di Pietro, voi invece seppur per ragioni diverse avete ragione a lamentarvi. Tu, Ignazio Marino, perché non hai certo responsabilità sullo sfascio economico ma stai combattendo una lotta per far capire agli italiani che sei l’unica speranza per i tanti non lobotomizzati da raiset di portare novità e concreta chiarezza nei fatti della vita, tradotti in politica. Tu, Di Pietro, perché ti appelli a quelle buone regole di genuina saggezza che seppur appaiono nei modi a volte stridenti col ruolo che ricopri, sono certo la voce di antichi malesseri diffusi tra il popolo sano ed orgoglioso di essere italiano.

Un Paese, si sa, riesce a misurare la civiltà soprattutto per la capacità di far sentire tutti uguali i cittadini sul tema dei diritti e dei doveri.

Che dire, se in Italia esiste una legge che punisce il reato di prostituzione ma nega che essa sia tale nonostante esplicite ammissioni della prestatrice d’opera, per il solo fatto che “l’utilizzatore finale” non è una delle migliaia di persone anonime che utilizzano tali prestazioni ma il meno anonimo, ma non per questo più importante in termini assoluti, tra gli italiani di questi ultimi quindici anni?

E che dire di noi al confronto della Germania, i cui cittadini molto amano la nostra terra ma che, giustamente, quando si tratta di guardare al concreto non studiano ed utilizzano in modo distorto e bieco i comportamenti privati dei suoi assi pubblici, così permettendo a Guido Westerwelle di essere il vero vincitore delle elezioni di domenica scorsa nonché il potenziale vicepremier e Ministro degli Esteri di quella nazione, a capo di una coalizione di centro destra. Un centro destra lontano anni luce dal nostro centro destra ma molto ammirato dal nostro centro sinistra.

Mi fermo? Sì, meglio.

Il terzomondo non esiste più perché la globalizzazione impone ciò. L’Italia, coi suoi tanti codazzi, rischia però di sparire dal circuito globale. Per essere il vero terzomondo del pianeta.

Paolo Briziobello

22 Luglio 2009

Ebbene sì, ho deciso: appoggio pieno a Ignazio Marino, ma senza la tessera da iscritto al PD. Ho deciso di non iscrivermi, facendo certamente storcere il naso a parecchi amici e conoscenti, così come invece saranno in sintonia con me un’altra cospicua parte di amici e conoscenti, a cui si aggiungono (l’ho verificato già oggi) persone finora sconosciute che l’hanno pensata come me.

E’ questa l’Italia di oggi che guarda alla sinistra nuova, riformista: divisa sul dilemma se dar fiducia o no ad un processo di rinnovamento largamente richiesto, apparentemente promesso ma sinora rimasto nel cassetto delle belle speranze.

Ignazio Marino, lui sì, lo dico da tempo immemore, (ben prima del clamore attuale e di questo ne vado davvero fiero) può rappresentare una speranza, e queste ultime due settimane sono state per me davvero intense: pur preso come sono (visto il periodo…) da mille impegni professionali, ho cercato di informarmi, parlare, discutere, confrontarmi.

Ne è emerso un quadro positivo, fatto di tanta bella umanità che si protende al futuro con gli occhi di chi spera davvero che qualcosa sia possibile.

E allora, vien da domandarsi, perché non ti sei iscritto entro ieri, il 21 luglio, in modo da poter dare una mano anche numerica, concreta, a Marino nelle battaglie congressuali?

E’ l’unica domanda lecita che mi ha tenuto sul dubbio sino all’ultimo, ma è anche l’unica domanda che mi faceva dare una risposta positiva alle mie ipotesi di tesseramento nel partito.

Il fatto è che il PD attuale non è Marino e non lo sarà nel breve termine. La mia non è una profezia, sarei un presuntuoso, è la sommatoria delle convinzioni che sono emerse dalle chiacchierate e dall’ascolto dei dibattiti in alcune riunioni pubbliche a cui ho preso parte.

E’ chiaro a tutti quelli che stanno seguendo le vicende di questi giorni che l’unica novità è lui, Ignazio Marino, e proprio su di lui, sulle sue mosse, si stanno concentrando le forze dell’apparato di partito: un po’ per contrastarlo al primo battito di ciglia di traverso (vedasi sulla questione morale: di fondo ha ragione, qualcuno lo dubita?), un po’ per rabbonirlo con la circuizione di soggetti di apparato, apparentemente avvicinatisi al “nuovo” ma secondo me, molto più meschinamente vicini al Prof. per meglio controllarlo e, nel caso corra troppo, sgambettarlo per benino.

Nel migliore dei casi, ho sentito persone di apparato pronunciarsi in favore di Marino perché lui è “contro” gli schemi: basta! non se ne può più di fare le corse “contro qualcuno”. E’ ora di correre “per” qualcosa, per la nostra aspettativa di vita futura, possibilmente più civile di quella attuale, convincetevene baroni oscuri del PD!!!

Come se non bastasse, le continue beghe penose e vergognose dei soliti noti, aggravate da scivoloni ripetuti e riprovevoli su temi economico-sociali stile Russia anni ‘50 (che qui non tratto, ma che ci sono, eccome se ci sono, vero Signor Visco?) ed in materia di laicità e di diritti civili (ultima, oggi, l’uscita dell’ex vice premier Enrico Letta, 42 anni portati peggio di Andreotti e la Levi Montalcini messi insieme).

Detto chiaramente: lui sì, chi gli sta intorno ancora no, non ci siamo.

E ora due parole dirette a Te, stimatissimo Professore: non me ne volere Prof. Marino, la mia stima per Te è immutata, anzi se possibile accresciuta; farò quanto mi è possibile per aiutarTi. Concedimi di farlo da fuori il PD attuale, con il pensiero che presto si possano aprire le vere ragioni dell’intelligenza a chi Ti si è avvicinato solo per usarTi, o almeno così è stato da me percepito.

Ai tanti amici e conoscenti con cui ho dialogato in questi giorni, e che ringrazio per gli stimoli e le riflessioni postemi, vorrei solo che arrivasse un messaggio: sono qua, comunque. Per un domani comune che mi auguro più vicino.

E un auspicio, per tutti: non ci si aspettino rivoluzioni epocali nel discorso programmatico del Prof. Marino di domani a Milano: servono programmi semplici e chiari, coi toni giusti, pronunciati da soggetti qualificati ed intraprendenti ma lontani dalle posizioni di rendita. Insomma, serve quello che il PD attuale non ha: un low profile di alto contenuto.

Paolo Briziobello

17 luglio 2009

In questi giorni son successi almeno due fatti, nazionali ed internazionali, che a mio parere segnano come non accadeva da tempo una svolta in varie direzioni.

Il titolo che ho pensato per questo mio articolo può in qualche modo ricordare Dario Fo, che mi auguro non ne abbia a male. Nulla c’entra evidentemente, ma la varietà di argomenti trattati credo lo giustifichi.

Confesso che ho riflettuto prima di pubblicarlo in rete. Non sull’opportunità di scriverlo ma su quella di renderlo pubblico, perché c’è il serio rischio che le parole scritte non possano esprimere al meglio il pensiero:è infatti questo uno dei maggiori problemi della comunicazione veloce in rete.

Sono argomenti tra di loro diversi, per questo li tratto singolarmente ed in ordine di accadimento.

1) L’incontro Ratzinger – Obama. ”Prego per Lei, Presidente”. Questa è la frase clou, che è circolata, detta dal Signor Ratzinger al Presidente USA. Sono orgoglioso che gli sia stata rivolta, a dimostrazione della forza riconosciuta a quest’uomo d’oltreoceano che sta sconvolgendo equilibri e baronie consolidate con la forza del sorriso e dell’azione diretta, anche a costo di qualche inevitabile frenata. Nessuno, tra i tanti autorevoli commentatori, si è però soffermato sull’altro aspetto, quello legato al perché della frase scandita da Ratzinger. Quella frase è una esplicita ammissione di debolezza, un po’ come quel detto, “quando non riesci a combattere con l’avversario, cerca di portarlo dalla tua parte”. E poi, come dimenticare che queste parole suonano come un atto di sfida verso quei milioni di esseri umani oggetto di attacchi costanti da parte di Ratzinger e dei suoi sodali. Una doppia personalità che si manifesta sui temi in cui Ratzinger esprime posizioni medioevali e di manipolazioni subliminali salvo poi inchinarsi (con quella frase) ad un potere superiore rappresentato da Obama che sta dimostrando invece, con i fatti, di avere ben chiaro il rispetto dei diritti civili e la loro equiparazione per ogni cittadino. Insomma, una pantomima vaticana a cui Obama ha dovuto partecipare per ovvie ragioni di Stato e di etichetta. Un unico appunto, che non è solo glamour per un uomo che fa dei simboli una caratteristica del proprio mandato presidenziale: la cravatta stile premier se la poteva proprio risparmiare il Presidente Obama, era perfetto con le tinte di quella dell’ultima foto ufficiale del G-allargato e non sarebbero certo saltati i cliché ed i protocolli delle stanze d’oltretevere se ne avesse mantenuto i colori.

2) La candidatura di Grillo alla segreteria del PD. Domenica pomeriggio è arrivata questa notizia, presumo complice il gran caldo che tanti danni fa anche a chi appare per lo più savio. Il comico, in vacanza peraltro, dichiara di candidarsi alla segreteria del PD. Potrei sintetizzare il mio pensiero con una battuta, e passare oltre: forse farei bene, visto che la mia considerazione politica del personaggio è praticamente nulla. Ma un po’ oltre la battuta voglio andarci. E sì, perché ci sono almeno tre questioni sulle quali occorre soffermarsi: la prima è che stiamo parlando di un comico che si fa pagare 40 euro a cranio per assistere ai propri spettacoli e si fa pagare altre decine di euro per l’acquisto di suo vario materiale editoriale: tutto lecito e giusto, per carità, finchè si tratta di spettacolo, decisamente riprovevole quando si parla di attività politica a livelli non certo di hobby. La seconda questione riguarda le modalità: è stato un boomerang lanciare una candidatura con queste modalità, così permettendo all’establishment degli apparati piddini di trincerarsi dietro statuti e regole che, per quanto incomprensibili e vecchie per una forza politica che si propone come nuova ed innovatrice, sono regole vigenti. E le regole, se sono vigenti, prima vanno cambiate democraticamente poi archiviate, questo insegna la democrazia: fatto di cui anche Di Pietro farebbe bene a ricordarsi altrimenti si rischia di perdere credibilità quando si combattono questioni su medesimi temi affrontati da altri soggetti. La terza questione è quella più sostanziale e riguarda il merito, l’unico direi, della proposta candidatura di Grillo e cioè quello di aver posto al centro dell’attenzione il vecchiume delle regole interne al PD, propedeutiche al solo mantenimento di consolidati poteri tra i soliti noti. Accanto a questo merito c’è tuttavia da considerare che Grillo ha provocato l’inevitabile perdita di potenza della vera candidatura nuova alla segreteria del PD cioè quella di Ignazio Marino e per questo solo fatto (considerata la stima personale e professionale che ho per il sen. Marino) il comico dovrebbe vergognarsi, verbo di cui credo non conosca l'esistenza, accomunato in ciò a larga fetta dei politici attuali.
Più in generale credo tuttavia che pagliacciate come una candidatura mai esistita nella realtà (vizi sostanziali legati alle norme statutarie, come mai non lo sapeva visto lo stuolo di giuristi che ha? Forse faceva comodo fingere di non saperlo? ) ma di cui si parla a distanza di tempo siano davvero l’espressione massima dello stato di dissolvenza verso cui ci stiamo dirigendo, con l’euforia di larghe masse di apparenti pensatori: insomma una classica storia di qualunquismo e populismo che per il solo fatto di essere proposta da un personaggio alla Grillo sale agli onori (orrori, è più appropriato) della ribalta. Ho molto apprezzato la dichiarazione di Travaglio a proposito, quando ha detto: “E’ la notizia più divertente del decennio”: l’ho interpretata come una solenne stroncatura, formulata con eleganza ed astuzia. Mi vien da aggiungere che sia la notizia più divertente dell’ultimo ventennio assieme alla famosa discesa in campo dell’attuale premier nel 1994.

Paolo Briziobello

3 luglio 2009

Caratteristica di questa settimana le performance legislative del nostro Governo: dalle misure in materia economica a quelle in tema di legalità. Tutto, a pochi giorni dal G8 de L’Aquila e mentre escono stime al ribasso sulla ripresa economica, con i dati Usa ed internazionali di forte preoccupazione in tema di occupazione.

Insomma, un’estate caliente al di là delle temperature, con nervi tesi e poca voglia di sorridere da parte di molti operatori economici.

Urge ripartire, anche e soprattutto con la buona volontà; che ovviamente da sola porta poco lontano ma certo almeno contribuisce ad una visione positiva delle prospettive: su questo, non nascondo di dover riconoscere un grosso punto di debito verso l’attuale opposizione, troppo spesso assimilabile ad “uccello del malaugurio”, non si comprende a che proposito pratico se non a quello meramente politico.

Su questi temi di vita reale è necessario sapersi confrontare e saper porre precise proposte di risoluzione, lontani da slogan ed accuse che sanno solo ed esclusivamente di vecchi cliché politici tipici di qualsiasi opposizione “old style”.

Della batosta elettorale di pochi giorni fa alle europee paiono già essersene prese le tracce, presi come sono dalla ricerca della salvaguardia delle rendite di posizione derivanti dalle segreterie nazionali e locali.

Già molto tempo fa dissi quello che sto per ripetere e che si sente da più parti: la strada per il rilancio economico pare obbligata, i colpi di magia inutili e dannosi.

In questi particolare clima si aggiungono le riflessioni sulla leadership progressista in Italia: una leadership che deve distinguersi da quella conservatrice per la chiarezza e la svolta sui temi etici, laici ed in materia di diritti civili.

Nomi non ne faccio e la scaramanzia non c'entra, suggerisco però la visione di questo video: chi mi segue, sa che da anni nutro una stima infinita per questo uomo di scienza, grandissimo interprete del nostro tempo.

L’auspicio è che sia lui o una squadra con queste idee il futuro prossimo a cui guardare con rinnovato ottimismo.

Aspetto che qualcosa di ufficiale si muova in questa direzione.

Paolo Briziobello

Aggrega contenuto