21 Luglio 2010

Eh sì. La notizia che potete leggere nel link qui sotto non è proprio di questi ultimi giorni, sebbene l'argomento sia alquanto di attualità.

Forse per il periodo di carico sovrumano di lavoro mi era sfuggita tra le tante.

Credo sia però opportuno non lasciarla passare inosservata e fermarsi un attimo a pensare.

Dunque secondo questo (ennesimo) rappresentante della chiesa cattolica la pedofilia si può perdonare mentre l'aborto no.

Apparentemente ci si potrebbe indignare contro questa ripetuta prova di forza di un uomo (...) di chiesa, dando vita al nuovo, ripetuto e stantio, contraltare tra i fautori dei diritti civili e l'oltranzismo religioso dell'era moderna.

Credo sia più opportuno osservare la questione dal punto di vista generale, cioè cercare di comprendere perchè sia permesso a queste persone di esprimere così serenamente giudizi che di per sè rappresentano vere e proprie mine alla libertà civile di ogni individuo.

Innanzitutto una precisazione:

1) la pedofilia è reato, ma non per tutti uguale (leggasi la legge in proposito circa i criteri di punibilità dei membri del clero);

2) l'aborto è lecito (esiste una legge in tal senso), l'aborto clandestino è illecito e su questo siamo tutti d'accordo ma è un'altra cosa e non di questo certo parla questo personaggio della chiesa.

Fatta questa precisazione vengo al punto: è pur vero che non è giusto generalizzare ma questa setta di pagliacci abituata a darsi manforte l'uno con l'altro attraverso "ragionamenti" di questo genere (e successiva divulgazione di tali pensieri) non merita risposta.

Le risposte devono arrivare dallo Stato, che invece è prono sulle posizioni di questi esseri vergognosi come dimostrato abbondantemente dai "distinguo" contenuti nella legge sulla pedofilia e dai silenzi sulle ripetute uscite "contra legem" che costantemente arrivano sia da soggetti del clero sia da rappresentanti anche autorevoli dello Stato.

Tutto ciò porta di fatto questi soggetti a sentirsi autorizzati ad invertire le regole civili e del diritto: attraverso affermazioni disgraziate e basate su aspetti (secondo loro incontrovertibili) sovrannaturali in cui il diritto è usato più o meno come uno straccio, pronto ad essere tirato per questo o quel verso a seconda della convenienza.

E, nel caso dei soggetti del clero e di buona parte della classe politica italiana, con la quasi certezza dell'impunità.

Combattiamo l'inversione delle regole civili e del diritto all'interno dello Stato, con ogni mezzo lecito in nostro possesso.

Divulghiamo queste abnormità non fermandoci alla "notizia" (troppo facile il giudizio spicciolo) ma entrando nel merito.

Così facendo faremo un bel passo avanti, soprattutto nella mente di quei tanti abituati a commentare senza riflettere.

Perchè questi tanti, poi, diventano elettori in cabina elettorale: con i drammi che ne conseguono.

Paolo Briziobello

http://www.facebook.com/?ref=home#!/note.php?note_id=142267639118189&id=107359885961446

13 Luglio 2010

Un sito attento all'evoluzione dei tempi e pronto a comunicare ed informare, con la consueta serietà scientifica ed elevata professionalità.

E' il sito, rinnovato graficamente, molto bello di Consulta di Bioetica Onlus , che vi invito a visitare.

Paolo Briziobello

22 Giugno 2010

In queste ore nello stabilimento Fiat di Pomigliano i lavoratori stanno votando per decidere se accettare la proposta di accordo predisposta dai vertici Fiat.

Proposta che, ricordo, è stata sottoposta alla preventiva discussione con i sindacati e rifiutata da Fiom - Cgil.

Sicura la vittoria dei "sì" all'accordo; auspicabile una maggioranza plebiscitaria.

In gioco c'è il posto di lavoro per migliaia di dipendenti, quindi il futuro delle loro famiglie e di tutto ciò che ne consegue in termini di indotto sia industriale sia nel tessuto sociale.

Molto si è parlato di come questo accordo appaia penalizzante per i lavoratori, in quanto troppo spostato a favore dell'impresa rispetto alla forza lavoro.

E, su tutte, vengono alimentate voci di incostituzionalità e violazione di diritti fondamentali dell'individuo.

Nei fatti è vissuta così.

O almeno pare.

Mi domando infatti (e lo domando a chi quest'accordo lo vede come il fumo negli occhi) quale possa essere l'alternativa CONCRETA per una azienda italiana che, posizionata su basi mondiali, dall'estero voglia provare a credere ancora nel "sistema lavoro Italia".

Non sono certo frutto di concretezza i battibecchi tra le parti o le barricate davvero curiose di una parte di sindacato ormai politicizzato al punto da rendersi non credibile persino (o per fortuna) anche agli occhi dei suoi "storici" iscritti.

Il sindacato ha una funzione sociale di raccordo e tutela del lavoro; ormai da molto tempo questa funzione è stata abbandonata dai vertici Cgil nelle grandi questioni industriali.

Mantiene appeal nelle vertenze di base, quelle fatte verso imprese di ridotte dimensioni o familiari; mantiene appeal verso gli iscritti che vi si rivolgono per l'assistenza fiscale e tributaria nella compilazione dei modelli 730.

Insomma mantiene appeal nel substrato economico e sociale che costituisce un elemento del mondo lavorativo ma che non ne costituisce il fondamento: perchè lì quel sindacato è prono ai dettami politici legati ad un mondo che non c'è più.

Un mondo che non c'è più, rappresentato da quella parte del sindacato che si va lentamente sgretolando come la parte politica che lo sostiene.

E ciò, principalmente, per inerzia ed incompetenza.

In una materia delicata e complessa, le soluzioni non possono che essere complesse e scontentare alcuni.

Ma in gioco vi è molto di più di Pomigliano. Qui l'AD Marchionne sta provando a sondare la disponibilità di un sistema acquisito (quello dei diritti dei lavoratori) a cambiare in corsa, cercando di mettersi al passo con le rivoluzioni globali attraverso la "rilettura" in chiave nazionalistica.

E questo, nonostante le furbate all'italiana di cui siamo maestri; applicate a ripetizione (purtroppo) anche con il silenzio-assenso dell'impresa, in tempi di vacche grasse.

Oggi in gioco vi è la possibilità per il "sistema Italia" di provare a ripartire attraverso una politica inversa di rientro in Italia di produzione industriale altrimenti destinata ai Paesi dell'est europa e dell'Oriente.

Una prova di forza? Forse.

Se letta con gli occhi di un miope.

Un'opportunità? Forse.

Se letta con gli occhi di un lavoratore o di un abile collettivo di rappresentanti del mondo del lavoro, che guardano alla sostanza della loro stessa sopravvivenza economica,.

Per non dimenticare, tutti, che siamo ormai proiettati in un mondo, quello globalizzato, al quale solo un manipolo di stolti può continuare a non guardare.

E se la globalizzazione comporta la modifica di alcuni diritti acquisiti (che c'entra la Costituzione? Per favore lasciamola perdere!) per permettere al nostro Paese di fare un tentativo di "neoprotezionismo", ben vengano le forzature.

Il sindacato, da parte sua, torni a vigilare sul rispetto del contenuto industriale e del piano pluriennale di investimenti.

Si accanisca se questo non viene rispettato: insomma, ritorni al suo ruolo fisiologico.

Ma dopo, non ora. Ad accordo avvenuto e produzione avviata.

Adesso è ora di lavorare e produrre.

Paolo Briziobello

Inserito da Paolo BRIZIOBELLO il 11 Giugno, 2010 - 15:17
La metafora del riscatto

Torino, 11 Giugno 2010

...considerato che negli aspetti ludici di resistenza-contatto-energia si associano inscidibilmente una serie di valori etici, quali l'osservanza delle regole, la lealtà, la solidarietà, il sostegno reciproco ai compagni, il rispetto dell'avversario nel contatto fisico - è possibile agevolare le future relazioni col mondo esterno, aiutando i detenuti a risolvere le loro attuali difficoltà, permettendone un recupero sociale: l'ovale, il mitico pallone che calciato oltre la traversa dei pali segna i punti, è la metafora del riscatto, il superamento ideale delle sbarre del luogo di detenzione".

Questa, una parte del comunicato stampa della Regione Piemonte - estratto dalla Statuto dell'Associazione "L'Ovale oltre le sbarre" - in merito alla firma ieri del Protocollo d'Intesa presso la Sala Giunta della Regione Piemonte per introdurre e sviluppare la pratica sportiva del rugby, anche agonistica, all'interno del carcere di Torino, primo ed unico caso in Italia.

Il Protocollo è stato firmato alla presenza dell'Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Michele Coppola, tra il Direttore della Casa Circondariale di Torino, Pietro Buffa ed il Presidente dell'Associazione stessa, Walter Rista. (nella foto, un momento della firma del Protocollo)

Associazione che mi ha onorato della presenza tra i propri membri fondatori.

Una bella sfida, per la rieducazione all'interno delle carceri nel rispetto delle regole ferree di un nobile sport quale il rugby.

Tutta da seguire e diffondere.

Paolo Briziobello

7 Maggio 2010

Ripropongo un mio articolo di quasi due anni fa, molto attuale oggi alla luce dello scandaloso comportamento di Moody's, veri terroristi del sistema finanziario con stipendi vergognosamente plurimiliardari

Paolo Briziobello

Inserito da redazione il 20 Aprile, 2010 - 12:12
CONVEGNO AL SENATO: I COMMENTI ED IL TESTO DELLA RELAZIONE DI PAOLO BRIZIOBELLO

Il Convegno in Senato di martedì 13 Aprile scorso ha rappresentato un momento di sicuro interesse nel dibattito culturale circa i temi del fine vita e, più in generale, della tutela dei diritti civili e delle organizzazioni NO PROFIT italiane. (Nella foto un momento della relazione di Paolo Briziobello con accanto, da sinistra, il Prof. Vittorio Angiolini, Prof. Stefano Semplici, Dott. Mario Riccio).

Numerose e significative le manifestazioni di interesse verso l'iniziativa, oltre che da parte di esponenti del centro sinistra - in sala, oltre ai senatori Negri e Cosentino fautori del Convegno vi era tra gli altri Ignazio Marino - anche tra gli esponenti dell'attuale Governo come dimostrato dalla lettera pervenuta agli organizzatori dal Ministro Giorgia Meloni.

Gli argomenti hanno toccato molteplici aspetti e vi è la concreta possibilità che dall'iniziativa esca un volume degli atti del Convegno nel prossimo autunno.

Tutto il Convegno è stato ripreso da Radio Radicale in audio e video, qui visibile (l'intervento di Paolo Briziobello è subito dopo quello di Mina Welby, dopo circa 3 ore e 2 minuti, basta scorrere il cursore).

Questo il testo dell'intervento di Paolo Briziobello che ha portato la sua testimonianza:

"Ho accolto con soddisfazione e piacere l’invito formulatomi dagli organizzatori di questo convegno a partecipare per portare la mia testimonianza. Per questa ragione ringrazio innanzitutto la senatrice Magda Negri, il senatore Lionello Casentino, Maurizio Mori ed Emilio D’Orazio per la mia presenza qui oggi.

Questo mio intervento affronta aspetti più generali rispetto al tema specifico oggetto di questo convegno e nasce sia dalla mia esperienza professionale, sono un commercialista, sia dall’impegno civile che, attraverso la Rete nazionale di cittadini PRESENTEèFUTURO che ho fondato alcuni anni orsono, verte sui temi di natura economica, per ovvie ragioni professionali e di tutela dei diritti civili e dello stato laico.

Proprio da qui vorrei cominciare. L’Italia nel corso di questi ultimi anni si sta distinguendo per un elemento a mio parere di ambigua lettura: se da un lato appare in prima linea nella tutela e nello sviluppo di importanti operazioni di cooperazione internazionale in svariati settori (penso ad esempio ai finanziamenti alla ricerca scientifica all’estero, alla tutela dei diritti dell’infanzia anche abbandonata, al diritto all’istruzione ed alla scolarizzazione primaria nelle cosiddette aree del “terzomondo”), il tutto attraverso importanti organizzazioni nazionali NO PROFIT alcune delle quali riconosciute ONG col beneplacito del Ministero degli Affari Esteri, dall’altro lato non sa affrontare con la stessa energia positiva, in casa propria, i problemi e le criticità legate ad alcuni dei medesimi aspetti, dimenticando inoltre che accanto all’assistenza, alla sussidiarietà, si dovrebbe porre una attenzione primaria agli interessi diretti di ogni vita umana, in tutte le fasi della sua vita, inclusa la fase terminale che porta alla morte dell’individuo, sia questa sopraggiunta per cause naturali sia, soprattutto, conseguenza di cause derivate da fatti diversi, a volte gravi ed accidentali a volte funeste e genetiche quali quelle dovute ad alcune malattie gravemente menomanti, che trascinano il percorso del soggetto per un arco di tempo a volte talmente indefinito da renderlo insostenibile sia per il soggetto diretto sia per chi gli sta accanto, a cominciare dai più stretti amici e parenti.

Non è questa la sede per affrontare le molteplici ragioni, storico-politiche e culturali, che deformano in modo così significativo la portata dell’intervento dello Stato dentro i confini nazionali rispetto a quanto fatto fuori dall’Italia.

In tutto ciò lo Stato Italiano, nell’anno 1997, ha introdotto nel proprio ordinamento giuridico una nuova forma di organizzazioni, racchiuse sotto l’acronimo ONLUS (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale) le quali nascono dall’acquisizione da parte del “pubblico” della consapevolezza di delegare al “privato” una certa parte di assistenzialismo in specifici settori, quelli appunto dei diritti civili, della ricerca scientifica, del settore socio-sanitario e della formazione tra gli altri.

Il comune denominatore di queste organizzazioni, ormai normate e definite all’interno di appositi registri nazionali a partire dal Gennaio 1998, sta nel fatto che tutte esse hanno la caratteristiche di enti NO PROFIT: si tratta quindi di associazioni e fondazioni la cui caratteristica principale consiste nell’impegno diretto dei suoi fondatori, degli associati che ne fanno parte e di un nucleo di altri soggetti che definiamo “volontari”.

Dal 1998 ad oggi la crescita del numero di queste organizzazioni è stata più che esponenziale, a dimostrazione di come il cittadino sia assai più pronto ed attento ad intervenire a sostegno del prossimo di quanto non faccia direttamente lo Stato attraverso l’emanazione di norme di legge o attraverso il “rifiuto” ad introdurre norme di legge che viceversa certificherebbero “ex lege” un normale percorso di cambiamento dei costumi e della cultura nazionale anche frutto delle importanti innovazioni della scienza, compiute ed in corso di compimento.
Sono aumentate in modo sensibile le associazioni che, diverse da quelle di ispirazione religiosa, pongono il principio del rispetto dell’etica come caratteristica peculiare, per rendere “apolitica ed apartitica” per definizione e “laica” nell’accezione più nobile del termine, la propria struttura: che diventa non trasversale, si badi bene, ma attenta al primario interesse dell’individuo, libero di definire con la propria volontà la partecipazione a questa o quella organizzazione.

Anche nel campo specifico oggetto di questo convegno, segnalo pertanto la necessità di considerare con attenzione i risvolti di natura etica e, non ultimi, economica, derivanti dall’utilizzo di queste organizzazioni nei momenti del fine vita: il conforto è parziale, ma è certo utile il potersi appoggiare ad una o più organizzazioni che condividono ideali, finalità ed obiettivi, ed a cui è possibile rivolgersi anche per ottenere servizi di assistenza per il soggetto bisognoso, comunque indispensabili in quella indifferibile circostanza. Il tutto, contro il versamento di somme di denaro non per “pagare un servizio” ma per “ricevere l’attività istituzionale di quella specifica organizzazione”, permette il recupero parziale di quanto versato attraverso il meccanismo della “deduzione fiscale” (fino ad un massimo del 10% del reddito del soggetto erogante e con il limite di 70.000 euro annui). Il denaro è poca cosa rispetto all’esistenza ma non ne va dimenticata l’importanza, soprattutto se può permettere benefici in termini anche di conforto morale in un momento di particolare difficoltà della vita.

Non dimentico l’istituto del “5 per mille”, a costo zero per il cittadino contribuente, che permette di destinare con la propria scelta una parte delle imposte personali ad una di queste organizzazioni in sede di dichiarazione dei redditi annuale.

Dicevo all’inizio che sono un commercialista con la passione per l’impegno civile: coniugare le due cose a volte è più facile di quanto non si pensi seppur togliendo spazio (e sonno!) ad altre opportunità.

E’ per questo che vorrei concludere questa mia testimonianza con una voce diversa dalla mia, quella di un altro professionista, un Notaio di Torino col quale collaboro professionalmente da quasi vent’anni e che, seppur su “credo politici” diversi dai miei, è uno dei primi Notaio d’Italia che ha redatto i cosiddetti “Testamenti di vita”, ossia la disposizione delle proprie volontà per atto pubblico, notarile appunto.

Mi si perdoni l’intrusione. Vuole solo rappresentare un modestissima voce in più.
Esercito la professione di notaio in Torino.
E’ dai primi mesi del 2009 che ricevo i cosiddetti “Testamenti di vita”, autenticandone le sottoscrizioni. Con invio di ulteriore originale al Consiglio Nazionale del Notariato di Roma per l’inserimento nel Registro Generale dei Testamenti di Vita.
La carenza di leggi specifiche e la sentenza della Cassazione (21748/07), con rinvio alla Corte d’appello di Milano, mi ha convinto che avevo spazio per dare legittima voce alla moltitudine di interessati.
Infatti la Cassazione, al fine di autorizzare la richiesta del tutore (papà Englaro) al distacco del “sondino naso-gastrico che provvede alla sua (di Eluana) nutrizione e idratazione,” ha suggerito ai giudici del rinvio di verificare la coesistenza delle due condizioni: a) lo stato vegetativo assolutamente irreversibile; b) la richiesta – provata - di “disattivazione di tale presidio sanitario” proveniente dalla “sua voce” (cioè di Eluana), per come ella concepiva la “dignità della persona”. Voglio rimarcare che ho appena riportato frasi testuali della Suprema Corte.
La quale - secondo me erroneamente – ha sfiorato la tesi eutanasica nel definire “presidio sanitario” ciò che prima aveva individuato come “sondino naso-gastrico che provvede alla sua nutrizione e idratazione”. Non me ne si voglia, ma la realtà è questa. Espediente ottimo, tuttavia, per permettere la discesa in campo del Testamento Biologico.
Per cui è lecito prevedere i casi in cui non si voglia subire sulla propria persona l’accanimento terapeutico ma neanche l’alimentazione forzata improduttiva (questa solo dopo un congruo, ma breve, periodo di sperimentazione).
Sto parlando di dignità della persona. Attenzione, non solo della nostra di potenziali malati in quelle condizioni, ma anche, e direi particolarmente, dei parenti prossimi che ci assistono. Purtroppo la loro vita si spegne insieme a quella dei propri cari. Più sono lunghi l’incoscienza e il non ritorno, maggiormente viene distrutta e compromessa la vita residuale di costoro. Solo quelli che hanno vissuto esperienze simili, anche per poche settimane, sono in grado di valutarne il senso.
Lodevole l’attività di alcuni Comuni che hanno istituito appositi registri. Ma non va bene: quando si dovesse verificare questa triste eventualità, magari dopo decenni, chi si ricorderà di contattare quello specifico comune? Per non parlare dell’attività di consiglio e consulenza professionale del notaio, deontologicamente in più sedute.
Infine, qualcuno di voi ricorda la data di scadenza della propria patente di guida?
Allora perché limitare la validità della “dichiarazione” a tre o cinque anni? Dobbiamo annotare anche questa scadenza? E ci scordassimo di rinnovarla e immediatamente dopo accadesse il fattaccio? Sono testamenti, anche se di vita, e quindi devono durare fino a quando non sopraggiunga un’altra nostra volontà contraria, anche se informalmente espressa . Purché per iscritto e sottoscritta .
Grazie per l’attenzione, anche se ho tradito la promessa di brevità. E buon lavoro.
Notaio De Lorenzo

Ritengo che tutto ciò ci aiuti a dimostrare come una vera cultura non dipenda da questa o quella convinzione, da questa o quella filosofia: ma semplicemente dal buon senso che ogni mente, libera e capace, dovrebbe applicare per sentirsi veramente “laica”.

Vi ringrazio per l’attenzione.

Paolo Briziobello

Roma, 13 Aprile 2010"

Un importante momento di cultura è organizzato a Roma il prossimo 13 Aprile 2010 con il Convegno dal titolo "Perché l’autodeterminazione valga su tutta la vita e anche dopo", al quale mi è stato chiesto di partecipare; fatto che ho accettato con onore e piacere.

Il Convegno è organizzato da Politeia e da Consulta di Bioetica e si svolge presso il Senato della Repubblica, Palazzo Bologna, Via Santa Chiara 4.

Due decenni fa le Associazioni che propongono il Convegno sono state le prime in Italia a lanciare sul piano pubblico il messaggio dell’autodeterminazione sui temi della vita sottolineandone
l’importanza filosofica e morale.

Quel messaggio ha trovato terreno fertile ed è cresciuto
rapidamente con forza rigogliosa tanto che oggi numerosi sono i segnali che indicano la sentita esigenza dei cittadini di veder rispettata l’autodeterminazione alla fine della vita.

In ormai quasi cento comuni sono stati aperti dei Registri per il testamento biologico e sempre più si presentano casi di persone che alla fine della vita chiedono di poter morire secondo le proprie
disposizioni.

Il tema dell’autodeterminazione è diventato anche oggetto di un acceso dibattito politico dal momento che trova forti resistenze l’idea che il cittadino possa dare disposizioni sulle fasi finali della propria vita.

Il Governo e il disegno di legge si muovono nella direzione opposta
all’autodeterminazione ed in palese contrasto con le libertà civili proprie delle società moderne.

In questa situazione alcuni dei migliori studiosi ed esperti italiani hanno accolto l’invito di offrire un approfondimento sul piano culturale della questione come invito alla riflessione su un disegno di
legge che, se approvato, segnerebbe una sconfitta per le libertà civili e riporterebbe il paese in una situazione buia ed unica nella situazione europea.

Programma
Ore 14.00 Registrazione dei partecipanti

Ore 14.30 Apertura dei lavori: perché un Convegno
Presiede: Maurizio Mori (Consulta di Bioetica e Politeia)

Ore 14.45 I Sessione: Analisi dell’impianto del disegno di legge all’esame della Camera
Claudia Mancina (filosofo), Aldo Pagni (medico), Stefano Rodotà (giurista)
Testimonianza: Beppino Englaro

Ore 15.45 Discussione con il pubblico

Ore 16.00 II Sessione: Quale valore e quali limiti e modalità per la Dat?
Eugenio Lecaldano (filosofo), Stefano Semplici (filosofo), Mario Riccio (medico),
Ignazio Patrone (giurista)
Testimonianze: Paolo Briziobello, Mina Welby

Ore 17.15 Discussione con il pubblico

Ore 17.30 III Sessione: Alimentazione e idratazione artificiale:
mezzi di sostegno vitale o trattamento medico?
Demetrio Neri (filosofo), Giuseppe Gristina (medico), Vittorio Angiolini
(giurista)

Ore 18.15 Discussione generale con il pubblico

Ore 18.45 Conclusioni: Maurizio Mori

La partecipazione è libera, previa iscrizione e fino a esaurimento posti.

Per informazioni e iscrizioni:

Politeia (www.politeia-centrostudi.org). Tel.: 0258313988; Fax: 0258314072; e-mail: politeia@fildir.unimi.it;

Consulta di Bioetica Tel./ Fax: 0258300423 e-mail: segreteria@consultadibioetica.org

Paolo Briziobello

31 Marzo 2010

Nel mare magnum di dichiarazioni post elezioni, mi ha colpito quanto detto oggi da Giovanna Melandri: "Oggi molti scrivono e dicono, Emma compresa, che nessuno del PD voleva mettere la faccia sul dopo Marrazzo. Falso: personalmente ero disponibile. Sono certa che anche altri lo fossero. Ma né il segretario regionale né quello nazionale hanno voluto prendere in considerazione queste ipotesi. Un partito militarizzato ha preferito decidere di non decidere e appoggiarsi all’autocandidatura della Bonino."

Non ho potuto trattenermi, e le ho risposto.

Così.

Cara Giovanna,
dici che il piddì è militarizzato: questo vuol dire che lo sai e lo sapevi benissimo da un pò di tempo, almeno dal post elezione dell'attuale segretario.
Quindi direi che l'aver taciuto e quindi assecondato tale stato di cose non ti rende immune da responsabilità.
Ad onor del vero non credo neppure che un attacco postumo all'autocandidatura della Bonino sia tra le "novità": è stato scritto un mare di inchiostro su cosa potesse accadere in caso di sconfitta di Emma, puntualmente partono le stoccate.
Penso altresì che la tua caratura, non proprio da semplice deputata, ti avrebbe permesso riflessioni e critiche finalizzate a costruire ben prima di adesso.
Ok, ora è partita la caccia alle streghe, a me non pare una buona ragione per comportarsi da bambini frignanti a cui è stata scippata la merenda: magari conviene cominciare a sapersela guadagnare.
E per cominciare a guadagnarsela (non per guardare in casa altrui, ma semplicemente come normale comportamento di chi vive, lavora e sa stare al mondo) bisognerebbe avere la capacità di saper dire "ho perso" e magari "mi faccio da parte".
Per caso qualcuno del piddì ha fatto questo? Manco l'ombra mia cara Giovanna.
Non commento per correttezza le uscite del Signor Bersani sulle "mezze sconfitte o mezze vittorie" e le fantasie linguistiche dei vari Letta, Fassino, Follini (mi fermo qua, è meglio...).
Fino a quando non avrete l'umiltà di capire che non ha perso solo il piddì ma il sistema di parole vuote e sterili che rappresenta l'attuale piddì, beh, credo che fino a quel momento questo partito sarà inevitabilmente destinato ad un ruolo di apparente potere, dato da un numero percentuale ed assoluto assai inutile per poter effettivamente governare.
E te lo dice, con rammarico, chi ha partecipato alla nascita del PD, salvo poi allontanarsene vista l'aria, davvero lontana dai concetti di principio, che tirava e tira.
Per chiudere, ho la sensazione che tra la gente e tra chi vi si è avvicinato negli ultimi mesi ci sia una sempre maggiore sensibilità verso l'esplorazione di nuove strade; spero che la cecità dimostrata sinora dai solo apparenti riformatori del piddì non decida di fare "piazza pulita" dei panni buoni che ci sono là dentro, lasciando così spazio, per l'ennesima volta, al trionfo della mediocrità mascherata per strategia: quella insomma che ha il bottone in mano.
Buona giornata.

Paolo Briziobello

30 Marzo 2010

Mi sveglia stamattina una telefonata di due amici, sorridenti e bonariamente in vena di sfottò.

Il mio umore è simile a quello con cui, stanotte alle 2,40, ho spento i contatti col web e spento anche il televisore, dopo aver ascoltato le parole dignitose di Mercedes Bresso e quelle, poco presidenziali verso l'avversario sconfitto, del neo eletto Governatore.

Ci sta tutto ed il contrario di tutto, ci sta il riconteggio (sarebbe stato corretto chiederlo anche a parti inverse, 9000 voti su oltre 2.300.000 elettori sono davvero un'inezia), ci sta il calo del piddì e ci sta il boom dei grillini; i tre argomenti trattati a caldo dalla Presidente Bresso.

Per ora chiudo qui, con un pensiero anche agli amici romani tanto combattivi quanto sterili in termini di voti di appoggio alla immensa Emma Bonino, almeno a giudicare dal risultato elettorale della neoeletta Polverini: senza la provincia di Roma addirittura sopra di due punti!

Auguri di buon lavoro a tutti i Presidenti, Assessori, Consiglieri di maggioranza ed opposizione.

Certo che però... ma ne riparliamo.

Paolo Briziobello

Inserito da Paolo BRIZIOBELLO il 26 Marzo, 2010 - 13:46
Avanti con la civiltà

26 Marzo 2010

Avanti Piemonte e avanti Italia! Mercedes Bresso, Emma Bonino, Nichi Vendola e via dicendo nelle altre Regioni. Devo aggiungere altro?

Paolo Briziobello